Il 26 maggio è stata la volta di Torino, per una grandiosa ed esaltante manifestazione di orgoglio ciclistico che ha visto 20.000 ciclisti torinesi e non invadere le strade della città piemontese! Felici di essere gemelli di un così bel gruppo, di seguito il racconto del nostro inviato bolognese, Marco:
Fin dall’inizio si intuisce che il Bike Pride Torino 2013 sarà un grande successo. Le strade del Valentino, il parco cittadino che si estende lungo le rive del Po, sono letteralmente intasate di bici, ogni singolo mq ospita una quantità impressionante di due ruote, tanto che si stenta a muoversi, se non a piedi. Qualche coraggioso si issa la fedele compagna di viaggio sulle spalle, oppure la solleva sulla ruota posteriore e procede così, in un mare chiassoso, colorato, allegro e dal quale a tratti si sollevano ondate di scampanellii (anche e soprattutto per tenere fede al motto di questa quarta edizione: “Facciamoci sentire!”).
La giornata di sole stupendo, dopo tanti giorni di pioggia battente, e i tanti eventi organizzati (fin dalle 11 infatti sono allestiti pic nic a km 0, stand informativi di associazioni come il CUS Torino, Legambiente, Greenpeace, ecc.) aiutano a raggiungere la cifra di trentamila “pedalatori” e amanti delle due ruote.
La partenza è prevista per le 15, ma il corteo si muoverà a singhiozzo per alcuni tratti proprio a causa dell’enorme quantità di ciclisti presenti. Per oltre mezz’ora il lungo serpentone ciclistico sfilerà a fianco dell’arco di trionfo che delimita la parte finale del Valentino e, prima che anche l’ultima bicicletta sia passata, facciamo in tempo a sapere che la testa di questo serpente è già giunta in Piazza San Carlo (che dista un km e mezzo dal Parco).
Si percorrono finalmente i grandi viali alberati di Torino, solcati solo da intrepidi ciclisti che per una volta non devono temere auto o altri mezzi inquinanti, la tipica (e pericolosa) fauna che di solito popola le strade delle nostre città.
Corso Vittorio Emanuele II, Via Roma e Piazza San Carlo accolgono Grazielle, Brompton, tandem, mountain e city bike, ciclisti in tuta e casco e semplici appassionati, mamme e papà con tantissimi bambini, liberi di lanciarsi senza paura per queste enormi strade. I pedoni ai lati ci guardano sfilare sorridendo, increduli per il gran numero di biciclette richiamate dal Bike Pride. Tra gli automobilisti, bloccati da un mix di poliziotti e volontari dello staff organizzatore dell’evento, c’è chi osserva contento, chi si arrabbia e chi semplicemente si siede a lato delle vie e ne approfitta per spegnere, almeno per un po’, la macchina e fare qualche foto, guardandoci sfilare.
Non mancano, anche tra i ciclisti, le note amare quando, “abbordato” uno dei volontari del Bike Pride torinese, ci viene raccontato degli ormai ricorrenti tagli che il servizio pubblico piemontese sta subendo, Torino in primis (è di aprile l’annuncio di un calo del 28% dei finanziamenti statali, a fronte di un incremento dei passeggeri che usufruiscono sempre più spesso del Tpl).
Il corteo ma, si badi bene, solo questo, si conclude al Parco Dora, una ex area industriale – qui infatti sorgevano i grandi stabilimenti della Fiat e della Michelin – che oggi è stata trasformata in uno dei grandi “polmoni verdi” della città. Sempre qui si tengono gli interventi dell’Amministrazione (che promette per l’anno prossimo una copertura del bike sharing all’80%), quattro band che si alternano sul palco e il dj set.
L’intero prato attorno alla grande struttura industriale dismessa è occupato da migliaia di ciclisti, famiglie e amici che si godono l’ultimo sole della giornata, ne approfittano per portare a marchiare la loro bici (a soli 5 euro) contro i sempre temuti furti o per chiedere qualche messa a punto (grazie ai ciclo riparatori della Cooperativa Triciclo) o altre informazioni, grazie ai tanti banchetti delle numerose sigle e associazioni che sostengono il Bike Pride di Torino 2013.
Marco Colombo




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